Il compimento del magistero virgiliano e l’autonomia morale del pellegrino
La funzione pedagogica di Virgilio giunge a compimento con la riconquista del libero arbitrio da parte di Dante. La conseguenza diretta di tale emancipazione si manifesta nella libertà di movimento e di giudizio che egli dimostra fino all’arrivo di Beatrice, quando la sicurezza etica appena conquistata sarà insufficiente di fronte al mistero della grazia.
La prova immediata di questa nuova autonomia si riscontra all'ingresso nella «divina foresta»: egli vi si inoltra spontaneamente senza attendere conferme o direttive e si colloca alla testa del gruppo, precedendo sia il maestro latino sia Stazio.
Vago già di cercar dentro e dintorno
la divina foresta spessa e viva,
ch’a li occhi temperava il novo giorno,
sanza più aspettar, lasciai la riva,
prendendo la campagna lento lento
su per lo suol che d’ogne parte auliva.
(Purg. XXVIII, vv. 1-6)
Nemmeno di fronte al corso d'acqua che interrompe il cammino, Dante si volta per cercare istruzioni, ma si ferma di propria iniziativa a contemplare la sponda opposta:
Coi piè ristretti e con li occhi passai
di là dal fiumicello, per mirare
la gran variazion d’i freschi mai;
(Purg. XXVIII, vv. 34-36)
L'emancipazione dall’aiuto di Virgilio trova ulteriore conferma nell’incontro con Matelda. Avvistata la figura, Dante le rivolge per primo la parola:
«Deh, bella donna, che a’ raggi d’amore
ti scaldi, s’i’ vo’ credere a’ sembianti
che soglion esser testimon del core,
vegnati in voglia di trarreti avanti»,
diss’io a lei, «verso questa rivera,
tanto ch’io possa intender che tu canti.
Tu mi fai rimembrar dove e qual era
Proserpina nel tempo che perdette
la madre lei, ed ella primavera».
(Purg. XXVIII, vv. 43-51)
L’unico momento in cui il pellegrino si volge a guardare le proprie precedenti guide si colloca al termine della spiegazione di Matelda sull’età dell'oro. Egli tuttavia non cerca chiarimenti, ma desidera verificare la reazione dei due maestri rispetto al richiamo a quel mito classico:
Io mi rivolsi ‘n dietro allora tutto
a’ miei poeti, e vidi che con riso
udito avean l’ultimo costrutto;
(Purg. XXVIII, vv. 145-147)
Saper agire e decidere in modo autonomo, in questa prima fase dell'esplorazione, rappresenta per Dante il raggiungimento di un traguardo fondamentale. Tale comportamento costituisce infatti la prova che egli ha pienamente interiorizzato i criteri della scelta morale ed è ormai pronto per affrontare l'incontro con Beatrice e l'imminente ascesa al Paradiso.