Il rigore di Beatrice: teologia medievale e sensibilità moderna
«Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice.
Come degnasti d’accedere al monte?
non sapei tu che qui è l’uom felice?».
(Purg. XXX, vv. 73-75)
Quando di carne a spirto era salita
e bellezza e virtù cresciuta m’era,
fu’ io a lui men cara e men gradita;
e volse i passi suoi per via non vera,
imagini di ben seguendo false,
che nulla promession rendono intera.
(Purg. XXX, vv. 127-132)
«O tu che se’ di là dal fiume sacro»,
volgendo suo parlare a me per punta,
che pur per taglio m’era paruto acro,
ricominciò, seguendo sanza cunta,
«dì, dì se questo è vero: a tanta accusa
tua confession conviene esser congiunta».
(Purg. XXXI, vv. 1-6)
Poco sofferse; poi disse: «Che pense?
Rispondi a me; ché le memorie triste
in te non sono ancor da l’acqua offense».
(Purg. XXXI, vv. 10-12)
La lettura dei passi in cui Beatrice si rivolge al pellegrino, per rimproverarlo del suo traviamento e imporgli l'ammissione delle sue colpe, evidenzia il contrasto tra l’umana vicinanza di Virgilio e l’inflessibilità della nuova guida.
Questa severità trova la propria motivazione nel pensiero teologico medievale, secondo cui la condizione necessaria per ottenere la grazia è il pieno e doloroso riconoscimento del peccato. L’intervento della nuova guida deve perciò essere inflessibile, al fine di spezzare l’orgoglio del peccatore.
Beatrice stessa chiarisce la necessità che il pentimento sia sofferto, richiamando l'inviolabilità del decreto divino che lo prevede:
Alto fato di Dio sarebbe rotto,
se Leté si passasse e tal vivanda
fosse gustata sanza alcuno scotto
di pentimento che lagrime spanda».
(Purg. XXX, vv. 142-145)
L'asprezza del rimprovero di Beatrice raggiunge il suo scopo penitenziale quando il pellegrino, sopraffatto dal rimorso per le proprie colpe, perde i sensi:
Tanta riconoscenza il cor mi morse,
ch’io caddi vinto; e quale allora femmi,
salsi colei che la cagion mi porse.
(Purg. XXXI, vv. 88-90)
Tale rigore, sebbene trovi una giustificazione nella propria funzione salvifica, risulta distante dal modo in cui la sensibilità moderna affronta l'errore e la colpa.
A determinare questo scarto è la diffusione dell'odierna psicologica, penetrata ormai in ogni ambito, sia laico sia religioso. Essa ha infatti profondamente trasformato l’elaborazione della colpa, orientandola verso l'ascolto, la comprensione e la salvaguardia emotiva della persona piuttosto che verso il trauma di un giudizio inflessibile.