La piaga del dubbio
Durante l'ascesa verso la settima cornice, Dante, ripensando all'aspetto emaciato dei penitenti appena superati, non si spiega come sia possibile che anime incorporee possano smagrire e soffrire la fame come i corpi vivi, e avverte la necessità di capirne la ragione.
Quest’esigenza conoscitiva, che costituisce una costante nel viaggio ultraterreno del pellegrino, si manifesta qui con un’urgenza tale che Virgilio, consapevole dell’entità di tale tormento, lo definisce una piaga che necessita di essere medicata tramite l'intervento di Stazio:
Ma perché dentro a tuo voler t’adage,
ecco qui Stazio; e io lui chiamo e prego
che sia or sanator de le tue piage».
(Purg. XXV, vv. 28-30)
L’impossibilità di comprendere si traduce dunque in un tormento interiore, segno che l'intelletto e la dimensione affettiva partecipano con pari intensità al processo speculativo.
Il bisogno di conoscere manifestato dal pellegrino è lo stesso che anima l’individuo moderno; eppure tra i due orizzonti culturali esiste una sostanziale differenza.
Per l’uomo medievale, la ricerca della risposta trova un punto di riferimento nell'auctoritas e in una tradizione filosofica e teologica condivisa, in grado di soddisfare l’esigenza intellettuale. Per l'uomo moderno, invece, la ricerca avviene in un contesto secolarizzato e pluralista: essa non porta, sul piano razionale, a verità assolute, ma a un’incertezza permanente, dove le risposte devono essere continuamente verificate e la “piaga” non guarisce mai.