L'identità definita dalla meta
Sulla spiaggia del Purgatorio, Dante e Virgilio affrontano l'interrogatorio del custode Catone: di fronte a lui, il poeta latino interviene per chiarire la natura eccezionale del viaggio e presentare l’identità del proprio protetto.
Il ritratto che Virgilio delinea del discepolo si allontana dai modelli descrittivi propri del mondo antico e medievale che definiscono l’individuo tramite la stirpe, la patria d'origine e le imprese compiute.
Nel presentare Dante a Catone, il poeta latino, pur non tacendo lo smarrimento morale del discepolo, lo identifica pertanto in base all'aspirazione profonda che lo anima, ovvero la ricerca della libertà:
Questi non vide mai l’ultima sera;
ma per la sua follia le fu sì presso,
che molto poco tempo a volger era.
(Purg. I, vv. 58-60)
Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.
(Purg. I, vv. 70-72)
Si tratta di un cambiamento di prospettiva, grazie al quale la dignità della persona non viene più giudicata esclusivamente in base alle origini o alle azioni passate, ma alla luce della meta verso cui sceglie di orientare la propria esistenza.
Questo orizzonte risulta valido anche per l'uomo moderno: contro ogni sguardo sociale che vincola l'individuo alla sua storia, negandogli ogni margine di riscatto, tale visione restituisce una possibilità di emancipazione fondata sul traguardo scelto per il futuro.