Manfredi di Svevia: la presentazione oltre la logica del potere
Giunti alla base della montagna del Purgatorio, Dante e Virgilio incontrano Manfredi di Svevia. Nel presentarsi al pellegrino, il sovrano esclude dal proprio racconto qualsiasi riferimento alla stirpe maschile e alla grandezza politica, segnate dai conflitti di potere e dalla violenza, preferendo evocare due figure femminili a lui legate da stretti vincoli di parentela. Egli sceglie la nonna Costanza come simbolo della propria discendenza imperiale:
Poi sorridendo disse: «Io son Manfredi,
nepote di Costanza imperadrice;
(Purg. III, vv. 112-113)
Parallelamente, indica la figlia per abbreviare l'attesa nell'Antipurgatorio tramite la preghiera, chiedendo a Dante di intercedere presso di lei:
[...]
ond’io ti priego che, quando tu riedi,
vadi a mia bella figlia, genitrice
de l’onor di Cicilia e d’Aragona,
e dichi ‘l vero a lei, s’altro si dice.
(Purg. III, vv. 114-117)
Vedi oggimai se tu mi puoi far lieto,
revelando a la mia buona Costanza
come m’hai visto, e anco esto divieto;
ché qui per quei di là molto s’avanza».
(Purg. III, vv. 142-145)
Manfredi rifiuta così la logica violenta della storia per identificare, nello spazio femminile e degli affetti familiari, l'unico luogo capace di custodire la legittimità dinastica e favorire l'espiazione.