Il risarcimento a Virgilio: la poesia come veicolo di conversione
Nel ventiduesimo canto, prosegue il dialogo tra Virgilio e Stazio. Animato da profonda devozione, quest’ultimo attribuisce al maestro non solo la propria ispirazione poetica e l'emancipazione dal vizio della prodigalità, ma soprattutto il passaggio alla fede cristiana. Utilizzando la metafora del viaggiatore notturno, che porta la fiaccola alle proprie spalle per illuminare la via a chi lo segue, l'allievo individua nel mantovano l'artefice inconsapevole della propria conversione:
[…]
e prima appresso Dio m’alluminasti.
Facesti come quei che va di notte,
che porta il lume dietro e sé non giova,
ma dopo sé fa le persone dotte,
quando dicesti: ‘Secol si rinova;
torna giustizia e primo tempo umano,
e progenie scende da ciel nova’.
(Purg. XXII, vv. 66-72)
Con tale invenzione l’autore assegna all'opera virgiliana un ruolo provvidenziale e concede al poeta latino un risarcimento ideale, accordandogli un premio alternativo alla salvezza eterna. Poiché la giustizia divina lo esclude dal Paradiso, l’autore gli riconosce il merito di essere diventato strumento di riscatto spirituale per altri: si tratta dell'omaggio supremo nei confronti del maestro, al quale viene così attribuita una funzione attiva nella storia della salvezza.