La guida e il discente: il modello pedagogico dantesco
Lungo i ripidi pendii della montagna del Purgatorio, Virgilio e Dante affrontano una salita che risulta particolarmente faticosa per quest’ultimo. In tale situazione, la condotta del maestro offre un efficace esempio di guida pedagogica. Virgilio infatti accompagna Dante verso una meta difficile, dosando il proprio sostegno quando l’altro è in difficoltà e intervenendo non per sostituirsi a lui, ma per sollecitarlo:
Io era lasso, quando cominciai:
«O dolce padre, volgiti, e rimira
com’io rimango sol, se non restai».
«Figliuol mio», disse, «infin quivi ti tira»,
additandomi un balzo poco in sùe
che da quel lato il poggio tutto gira.
Sì mi spronaron le parole sue,
ch’i’ mi sforzai carpando appresso lui,
tanto che ‘l cinghio sotto i piè mi fue.
(Purg. IV, vv. 43-51)
Il poeta latino agisce como un maestro consapevole, che riconosce il momento di crisi dell’allievo. Di fronte al pellegrino che vorrebbe rallentare, egli infatti non asseconda la richiesta di sosta, poiché ne riconosce il carattere regressivo; tuttavia non ignora lo smarrimento del discente, perciò lo sprona, indicandogli un traguardo intermedio, concreto e visibile.
In questo modo, Virgilio non si sostituisce allo sforzo di Dante, che deve procedere con le proprie forze, ma crea le condizioni affinché egli trovi in sé le risorse necessarie per superare il momento critico.
Il successo finale, segnato dal raggiungimento del ripiano, conferma l'efficacia di una condotta che ha saputo unire fermezza e sostegno.