Sordello e Virgilio: il riconoscimento del valore oltre la pena
Dopo che Sordello e Virgilio si sono reciprocamente riconosciuti come conterranei, scambiandosi le prime accoglienze, quest’ultimo rivela la propria identità; di fronte a tale inattesa scoperta, il trovatore mantovano china lo sguardo e lo abbraccia alle ginocchia, secondo il rituale della riverenza antica:
Io son Virgilio; e per null’altro rio
lo ciel perdei che per non aver fé».
Così rispuose allora il duca mio.
Qual è colui che cosa innanzi sé
sùbita vede ond’e’ si maraviglia,
che crede e non, dicendo «Ella è... non è...»
tal parve quelli; e poi chinò le ciglia,
e umilmente ritornò ver’ lui,
e abbracciòl là ‘ve ‘l minor s’appiglia.
(Purg. VII, vv. 7-15)
Questo gesto di deferenza da parte di Sordello appare quasi contraddittorio, se valutato secondo i criteri della giustizia divina: ci troviamo infatti dinanzi al paradosso di un’anima salva che si inchina davanti a una perduta.
Per spiegare questo rovesciamento delle gerarchie ultraterrene, occorre considerare che, nel sistema valoriale dantesco, la grandezza intellettuale e l’onestà morale conservano un valore storico e culturale indipendente rispetto al destino ultraterreno di chi le ha possedute.
Tale prospettiva trova conferma in numerosi episodi della Commedia. Si pensi alla figura di Farinata degli Uberti, di cui l'autore riconosce l'integrità politica e morale per aver salvato Firenze dalla distruzione («Ma fu’io solo, là dove sofferto / fu per ciascun di tòrre via Fiorenza, / colui che la difesi a viso aperto», Inf. X, vv. 91-93).
Lo stesso vale per Brunetto Latini il quale, nonostante la condanna infernale, resta per l’autore il maestro che gli ha insegnato «come l’uom s’etterna» (Inf. XV, v. 85), dimostrando che il debito intellettuale nei suoi confronti permane indipendentemente dal destino ultraterreno del dannato.
Anche il Limbo, d’altronde, rappresenta un omaggio alla «onrata nominanza» (Inf. IV, v. 76) dei grandi sapienti dell’antichità, ai quali è concesso un luogo di luce e decoro separato dal resto dei dannati.
La riverenza mostrata da Sordello di fronte a Virgilio non sancisce dunque alcun primato nella salvezza eterna, ma celebra la grandezza dell’insegnamento del poeta latino, restituendo al lettore un'immagine di nobiltà morale che non viene annullata dal verdetto oltremondano.