L'accesso al Purgatorio tra misericordia e responsabilità dell'anima
La soglia del Purgatorio è delimitata da una porta monumentale. All'angelo guardiano è affidato il compito di valutare la sincerità del pentimento delle anime e di decidere se concedere l’assoluzione, schiudendone i battenti.
San Pietro gli ha affidato due chiavi, una per il giudizio e l’altra per il perdono; gli ha poi raccomandato di preferire l'errore per eccesso di misericordia nell'aprire la soglia, piuttosto che per eccesso di rigore nel tenerla serrata, a condizione che l'anima si mostri sinceramente pentita:
Da Pier le tegno; e dissemi ch’i’ erri
anzi ad aprir ch’a tenerla serrata,
pur che la gente a’ piedi mi s’atterri».
(Purg. IX, vv. 127-129)
Dal momento che lo stesso San Pietro prevede l'eventualità che l'angelo sbagli, sorge l’interrogativo se esista il rischio che sia ammessa un'anima non realmente pentita.
La risposta sembra trovarsi nell'ammonimento che il messo divino rivolge a Dante e a Virgilio quando stanno per varcare la soglia: chi, dopo essere entrato, si volta indietro, viene inesorabilmente estromesso.
Poi pinse l’uscio a la porta sacrata,
dicendo: «Intrate; ma facciovi accorti
che di fuor torna chi ‘n dietro si guata».
(Purg. IX, vv. 130-132)
Se l'angelo dunque errasse nel concedere l'accesso a uno spirito non sinceramente pentito, costui cederebbe alla tentazione di voltarsi indietro verso il peccato, venendo perciò respinto all'esterno.
La decisione del messo divino apre dunque la via, ma è il reale pentimento dell'anima a rendere definitivo l'ingresso, e a qualificare tale passaggio come una scelta libera e consapevole.