La misura del bene: dal Paradiso dantesco alla realtà umana
Nel quindicesimo canto, l’autore affida a Virgilio il compito di illustrare la natura del vero bene che, nella dimensione paradisiaca, anziché diminuire si espande progressivamente con l'aumentare dei suoi fruitori.
Il poeta non inventa tale dottrina, ma la ricava da una tradizione filosofica che spazia da Aristotele alla Scolastica medievale. Egli però riesce a compiere un'operazione originale: tradurre la metafisica in exprienza poetica visibile, trasformando un principio astratto in una legge comprensibile, attraverso l'analogia di uno specchio che riflette e moltiplica la luce.
Quello infinito e ineffabil bene
che là sù è, così corre ad amore
com’a lucido corpo raggio vene.
Tanto si dà quanto trova d’ardore;
sì che, quantunque carità si stende,
cresce sovr’essa l’etterno valore.
E quanta gente più là sù s’intende,
più v’è da bene amare, e più vi s’ama,
e come specchio l’uno a l’altro rende.
(Purg. XV, vv. 67-75)
Tramite questa similitudine ottica, si spiega come avviene la comunione dei beati: una volta che lo spirito eletto ha accolto da Dio il bene infinito, non lo trattiene, ma agisce come uno specchio che riflette l'amore verso gli altri beati, ricevendolo a sua volta da loro.
In questo sistema relazionale, ciascuno spirito partecipa a una fitta rete di reciprocità in cui l'uno rende l'amore all'altro. Di conseguenza, all'aumentare delle anime coinvolte, il numero dei punti di riflessione cresce e l'intensità della luce si amplifica. Il bene dunque non subisce una frammentazione, ma si espande attraverso la compartecipazione e lo scambio vicendevole.
Il modello di un bene che non si fraziona, ma si moltiplica nella diffusione, descrive efficacemente la dinamica con cui l'amore viene irradiato e condiviso nella realtà del Paradiso.
Si tratta di un’immagine a cui si ricorre talvolta anche nell'esperienza quotidiana, quando si evoca l'idea che l'affetto genitoriale non si divida tra i figli ma si accresca al crescere del loro numero. Calata tuttavia nella concretezza dell’esistenza umana, questa prospettiva mostra tutta la propria distanza dalla pratica vissuta: a differenza del bene paradisiaco, che scaturisce da una fonte infinita, l'attenzione, la cura e la condivisione terrene non possono darsi simultaneamente nei confronti di tutti gli affetti. Esse devono infatti misurarsi con i limiti della finitudine umana, che ne circoscrivono l'agire: un confine insuperabile che richiede semplicemente di essere riconosciuto e accettato.