L'autonomia e la cura nel congedo di Virgilio
Sulla sommità del monte del Purgatorio, all'ingresso del Paradiso terrestre, Virgilio pronuncia quelle che, a insaputa di Dante, saranno le sue ultime parole e si congeda di fatto dal proprio ruolo di guida:
Mentre che vegnan lieti li occhi belli
che, lagrimando, a te venir mi fenno,
seder ti puoi e puoi andar tra elli.
Non aspettar mio dir più né mio cenno;
libero, dritto e sano è tuo arbitrio,
e fallo fora non fare a suo senno:
per ch’io te sovra te corono e mitrio».
(Purg. XXVII, vv. 136-142)
In questa situazione, il maestro offre a Dante un semplice suggerimento: «seder ti puoi e puoi andar tra elli»; egli accompagna così i primi passi del discepolo, in attesa dell’arrivo di Beatrice.
Questa indicazione potrebbe sembrare superflua, poiché subito dopo Virgilio riconoscerà al pellegrino un'autonomia morale assoluta. In realtà, tali parole sottolineano la sollecitudine del maestro, che prevede lo stato d’animo in cui potrebbe trovarsi il discepolo. Abituato alla totale dipendenza dalle direttive della guida, Dante potrebbe infatti sentirsi smarrito di fronte a un'improvvisa libertà in un ambiente sconosciuto. Virgilio intende dunque sostenerlo affinché la conquista dell’indipendenza non si traduca nel rischio di un disorientamento.
Si tratta dell’atto finale di una paternità spirituale, attraverso cui il maestro consegna il discepolo alla sua libertà, senza tuttavia privarlo di un ultimo, rassicurante riferimento.