L’intreccio tra pentimento e perdono
Nel secondo balzo dell'Antipurgatorio, Dante e Virgilio vengono raggiunti dalla schiera di coloro che subirono una morte violenta. Le anime, parlando coralmente, raccontano che tutte loro, in fin di vita e toccate dalla grazia divina, si sono pentite davanti a Dio dei peccati commessi e hanno perdonato chi le ha offese:
Noi fummo tutti già per forza morti,
e peccatori infino a l'ultima ora;
quivi lume del ciel ne fece accorti,
sì che, pentendo e perdonando, fora
di vita uscimmo a Dio pacificati,
che del disio di sé veder n'accora».
(Purg. V, vv. 52-57)
È significativo che l’autore unisca, in questi versi, il pentirsi con il perdonare. Si tratta di un legame morale che conserva intatta la propria validità ancora oggi: il riconoscimento della colpa apre infatti alla riconciliazione, poiché solo chi ha intimamente sperimentato il bisogno di essere perdonato diviene capace di offrire a sua volta il perdono.